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Giuseppe di Nazareth

Il Nuovo Testamento non ci fornisce molte notizie su Giuseppe. Lo chiama per nome quattordici volte in tutto e solo nei Vangeli di Matteo, di Luca e di Giovanni. Era ancora vivo quando Gesù cominciò la sua attività pubblica? Non lo sappiamo. La sua morte? Né il quando, né il dove, né il come. E non sappiamo nulla nemmeno della sua nascita: secondo Mt 1,16 è figlio di Giacobbe, secondo Lc 3,23 figlio di Eli; secondo Luca sembra nato a Nazareth, mentre secondo Matteo si stabilisce a Nazareth solo a causa delle vicende della storia. I vangeli e gli scritti apocrifi hanno già fantasticato abbastanza su di lui. Che cosa tramandano in realtà i Vangeli canonici su Giuseppe?

La sua personalità innanzitutto. A Giuseppe non è attribuita nessuna parola. È l'uomo del silenzio. Come alcuni grandi patriarchi di Israele, non parla: fa.

La sua professione. La dice un unico episodio narrato in forma differente dai tre Sinottici. Gli abitanti di Nazareth, di fronte alla sapienza straordinaria di Gesù, si chiedono stupiti: «Non è costui il carpentiere?» (Mc 6,3); «Non è costui il figlio del carpentiere?» (Mt 13,55); «Non è costui il figlio di Giuseppe?» (Lc 4,22). Giuseppe dunque è carpentiere a Nazareth e insegna il mestiere al figlio, che riceve la medesima qualifica.

I suoi antenati. Matteo e Luca lo dicono discendente di David. Al tempo di Giuseppe l'ascendenza davidica non contava granché. Serve però agli evangelisti per qualificare Gesù come il messia davidico, re e profeta.

Il suo rapporto con Dio. Secondo Matteo Giuseppe ha molti sogni. Il sogno è uno dei mezzi mediante i quali Dio guida gli avvenimenti della storia. Ispirato  da Dio, Giuseppe guida la propria famiglia: accetta in sposa Maria già incinta, fugge in Egitto, si stabilisce a Nazareth. Egli dunque è il capofamiglia che provvede ai suoi sotto la guida di Dio. È in quanto obbediente a Dio che Matteo chiama Giuseppe «giusto» (Mt 1,19).

Marito. Giuseppe è presentato come fidanzato e poi marito di Maria, la quale è sempre definita «vergine» dagli evangelisti. E tuttavia incinta. Giuseppe accetta il mistero, ama Maria e la prende come moglie. Crede al suo Signore ma soprattutto crede a lei. Stupenda figura di marito, che sa andare al di là delle apparenze e delle insinuazioni maligne sussurrate dalla gente. E crescerà un figlio da lui non generato. Che età aveva Giuseppe? Non ci viene detto. Sarà solo il desiderio di preservare la verginità di Maria che lo dipingerà come un vecchio, un nonno innocuo, custode di una ragazza e di un bambino "più grandi" di lui.

Padre. Il catechismo lo chiama padre "putativo", senza dubbio a partire da Lc 3,23: «Gesù [...] era figlio, come si credeva (ut putabatur), di Giuseppe». "Putativo" suona come qualche cosa di "non vero", che dipende solo dall'opinione della gente. Certo, secondo la fede cristiana Gesù è Figlio di Dio e di Maria, non di Giuseppe. Ma è solo la genetica a dire la paternità? Mi piace immaginare Gesù che impara a riconoscere i tratti del suo grande Abba divino dal suo piccolo abba Giuseppe. Il Figlio di Dio non ha mai cessato di essere il figlio del carpentiere: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazareth» (Gv 1,45).


don Valentino Cottini

 
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